Medicina Generale

La figura centrale del Medico di Medicina Generale nel SSN.

Il medico di famiglia, altresì conosciuto come medico di medicina generale o  di base, è, in Italia, l’ufficiale sanitario di primo livello. Tale figura venne introdotta in italia con la legge 23 dicembre 1978 n. 833 nell’ambito dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Il medico di famiglia è scelto da ciascun cittadino, tra il personale convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale (art. 25 legge 833/1978), allo scopo di potersi garantire una prima forma di assistenza esterna al presidio ospedaliero (intervento sanitario di primo livello). Il medico di medicina generale,  anche grazie ad una   maggiore conoscenza dell’assistito,  attua un’azione educativa rivolta a prevenzione e correzione dei fattori di rischio.

Non solo i cittadini italiani, ma anche gli extracomunitari regolarmente soggiornanti hanno diritto alla scelta del medico di medicina generale. La scelta può essere fatta nell’ambito del comune di residenza ovvero nel domicilio sanitario, cioè in un luogo differente nel quale l’assistito dichiara di permanere per più di tre mesi l’anno, per motivi di studio, lavoro, salute oppure per assistenza a malati (rientra nei motivi di salute), possesso di esenzione per patologia cronica, età superiore ai 75 anni, appartenenza in comunità protetta, minore età con status di adottabilità in attesa, minore età in affido temporaneo.

La Medicina Generale rappresenta in Italia la principale struttura del SSN a diretto contatto con il pubblico; numerose indagini ne attestano il gradimento: si tratta di un capitale e di una risorsa che il SSN ha interesse ad utilizzare al massimo delle sue più qualificate potenzialità, sgravandola nel contempo di ogni compito improprio o a bassa resa in termini di salute, che sottrae tempo prezioso ai pazienti e ad attività più qualificate.

Il Sistema Sanitario italiano è tuttavia centrato di fatto sull’ospedale, e benché la centralità della Medicina Generale sia sempre affermata, le condizioni per farle assumere realmente tale responsabilità non si sono finora pienamente realizzate. Manca in Italia la possibilità di realizzare strutture sanitarie tra medici di medicina generale, sia per i costi non sostenibili, sia perché le forme associative (previste e incentivate dall’attuale convenzione) non sono compiutamente realizzabili in assenza di una normativa (ad esempio fiscale e sulle società di professionisti) compatibile con l’assetto di una professione che deve operare in regime di convenzione con il Servizio sanitario e senza conflitti di interesse rispetto ai servizi erogati.

Di fatto, il mondo della Medicina Generale italiana concorda sulla necessità di un maggior investimento strutturale nella medicina generale stessa, come condizione indispensabile per raggiungere gli obiettivi di qualità, efficienza, efficacia ed equità previsti dal SSN, e per dare una risposta organica, strutturata e nel contempo necessariamente flessibile, alla domanda di salute della popolazione, affrontando le sfide attuali di anzianità, cronicità, complessità e sostenibilità del sistema sanitario pubblico. Le risposte necessarie non possono essere cercate solo nel potenziamento dell’offerta o delle prestazioni a più o meno alto contenuto tecnologico, perché è ampiamente dimostrato che la spirale offerta/domanda – a qualunque livello in sanità – è inesauribile, e ad ogni aumento di offerta corrisponde un aumento (e induzione) di domanda, ma – quel che più ci preoccupa come medici e come cittadini – con un beneficio marginale sempre minore o perfino negativo.

Il potenziamento della medicina generale, effettuato sia sul piano strutturale ed organizzativo, sia come sostegno e valorizzazione della cultura che essa esprime nell’approccio ai problemi di salute, rappresenta la migliore risposta possibile alla crisi di sostenibilità dei sistemi sanitari. Tale approccio non va snaturato in favore di una visione meramente efficientista e orientata alle patologie più che al paziente.

Così, forse, la Medicina Generale italiana potrebbe veramente concorrere alla pari con il resto dei paesi più evoluti.