La sanità italiana precipita al 21° posto per qualità. Al 26° per “prevenzione ed equità”.

In Primo Piano, Politica Sanitaria

Sono molti coloro che ancora ci ricordano che la Sanità italiana è 2° al mondo per capacità di risposta assistenziale universale in rapporto alle risorse investite, citando il rapporto dell’Oms dei primi anni 2000.

Ma le cose, in questi anni, sembrano essere profondamente cambiate. La Fondazione Chirurgo e Cittadino, ha messo a conoscenza di tutti i dati pubblicati nel 2012 da tre differenti ed indipendenti Istituti di ricerca europei. Quanto investe l’Italia per mantenere il proprio Ssn? Secondo la Organization for Economic Co-operation and Development- (Oecd Health Data 2012)  il 9,3 % del Pil (meno di Olanda 12%, Francia e Germania 11,6%,Gran Bretagna e Spagna 9,6%) il cui 76,6% è “spesa pubblica”, per una spesa pro-capite di 2.964 $ (Olanda – 5.056, Germania 4.338, Francia 3.974, Irlanda 3.710, Gran Bretagna 3.433, Spagna – 3.060). Ancor più interessante il dato sulla “qualità” dell’assistenza che il nostro Ssn eroga. La si può desumere dai dati dell’ Euro Health Consumer (Health consumer powerhouse 2012). Sulla base dell’analisi di 42 indicatori di performance differenziati in 5 sottogruppi, sono stati “esplorati” i Sistemi Sanità di 34 Stati Europei (EU + 7). Questi, molto succintamente, i risultati per i differenti sottogruppi: nel ranking europeo la nostra Italia è:

10° (dopo Croazia, Estonia,Lituania ecc.) nel sottogruppo “diritti del malato e informazione”,

11° (dopo Islanda, Rep.Ceca, Slovenia ecc.) per la voce “risultati”;

21° (dopo Romania, Grecia, Cipro ecc.) per “accessibilità e tempi di attesa”;

22° (dopo Slovenia, Irlanda, Rep.Ceca ecc.) per l’area “farmaceutica”;

26° (dopo Portogallo, Malta, Slovacchia ecc.) per “prevenzione, equità di Sistema”.

Su tutte le voci globalmente esaminate risultiamo occupare il 21° posto. Come se tutto ciò non fosse sufficiente, il rapporto Ocse-UE “Health at a Glance Europe 2012” inserisce l’Italia agli ultimi posti, se non ultima, per i fondi destinati alla prevenzione sanitaria: contro una media europea del 2,9%, a pari merito con Cipro, l’Italia riserva solo lo 0,5% della spesa sanitaria globale. Questi i dati. “Forse sarebbe il momento di far comprendere a chi di dovere che il Sistema Salute è l’indice su cui si basa il livello di civiltà del Paese – ha detto Rodolfo Vincenti, Past President Acoi, Associazione chirurghi ospedalieri italiani e responsabile Fondazione chirurgo e cittadino – vorremo sentire una voce, in un momento di campagna elettorale, che ammettesse le responsabilità di tale vertiginosa caduta e che tranquillizzasse i cittadini con progetti e riforme realizzabili”. “Comunque è bene che si sappia che gli operatori sanitari (tutti), sui quali poggia l’onere dell’impegno quotidiano – ha concluso – non potranno ancora per molto tempo essere gli unici portatori eccellenti di un Sistema che si basa, quasi esclusivamente, sulla loro competenza e sul loro impegno a fronte di tagli e razionamenti erroneamente (come dimostrato) motivati da eccesso di spesa: tra i Paesi maggiormente industrializzati, e non solo, siamo quello che investe di meno nella Sanità”.

Da “www.quotidianosanità.it