Ecco come cambieranno le ricette dopo la spending review. A chi conviene e a chi no.

In Primo Piano, Politica Sanitaria

Con l’approvazione, anche alla Camera, del maxiemendamento del Governo sulla spending review, che contiene la norma (art. 15, comma 11-bis) volta ad incentivare l’uso dei generici, le modalità di prescrizione dei farmaci rimborsabili dal SSN subiranno alcune modifiche rilevanti che coinvolgeranno in prima persona i pazienti e i medici prescrittori. Ecco il testo della norma approvata:

“Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili più medicinali equivalenti, è tenuto a indicare nella ricetta del Servizio sanitario nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco. Il medico ha facoltà di indicare altresì la denominazione di uno specifico medicinale a base dello stesso principio attivo; tale indicazione è vincolante per il farmacista ove in essa sia inserita, corredata obbligatoriamente di una sintetica motivazione, la clausola di non sostituibilità. Il farmacista comunque si attiene a quanto previsto dal menzionato articolo 11, comma 12”, e cioè, qualora sulla ricetta non risulti apposta dal medico l’indicazione della non sostituibilità del farmaco prescritto, a fornire, dopo aver informato il cliente e salvo diversa richiesta di quest’ultimo, il medicinale equivalente a minor prezzo rispetto a quello prescritto.

Nel caso di prima prescrizione per patologia acuta o cronica in cui ci si trovi a dover scegliere una sostanza che ha equivalenti nella classe per il medico vige l’obbligo di prescrizione principio attivo su ricetta Ssr.

Nel quotidiano possiamo differenziare 2 casi:

1) prescrizione del principio attivo: il paziente va in farmacia e il farmacista dispensa un farmaco generico a prezzo di riferimento e non paga nulla. Se il paziente decide di acquistare un farmaco griffato con lo stesso principio attivo paga la differenza.

2) prescrizione farmaco griffato: deve essere obbligatoriamente accompagnata da una relazione sintetica sulle motivazioni che hanno indotto il medico alla scelta di quella “marca” che va riportata sulla ricetta e deve essere accompagnata dalla dizione “non sostituibile”. A questo punto il farmacista dispensa quel farmaco ed è vincolato a non sostituirlo e il paziente paga la differenza.

La norma non si applica sulle terapie croniche in atto ove non deve essere effettuato un cambio di terapia.

Questa e’ la legge, ma cerchiamo di capire meglio le motivazioni e le conseguenze delle norme approvate.

Innanzitutto, tra i diversi attori interessati dal provvedimento (pazienti, Sistema Sanitario Nazionale, medici, ditte farmaceutiche, farmacisti) chi otterrà un reale beneficio?

Per quanto riguarda i pazienti, che per gli estensori della legge dovrebbero essere i veri beneficiari, in realtà la situazione si modifica di poco. Infatti già con la normativa precedente, in caso di ricetta con farmaco “griffato”, il farmacista era tenuto a far presente che esisteva un prodotto equivalente a minor costo e il paziente poteva chiedere la sostituzione del farmaco per non pagare la differenza (DL 347/01 del 18.9.01 Articolo 7 comma 3).

D’altro canto le stesse casse dello Stato non otterranno grandi benefici, poiché già da tempo i farmaci a “brevetto scaduto” vengono pagati dal SSN secondo il principio del “prezzo di riferimento “. Cioè ogni formulazione farmacologica “aventi uguale composizione in principi attivi, nonchè forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio, numero di unità posologiche e dosi unitarie uguali, viene rimborsata al farmacista dal SSN fino alla concorrenza del prezzo più basso del corrispondente prodotto disponibile nel normale ciclo distributivo regionale (il cosiddetto prezzo di riferimento), sulla base di apposite direttive definite dalla Regione” (DL 347 del 18.9.01, convertito con la legge 405 del 16.11.01 e modificato dalla legge 178/02 conversione del DL 138/02). Quindi e’ da più di 10 anni che lo Stato rimborsa il prezzo piu’ basso e la differenza tra il farmaco “griffato” e il farmaco “generico” e’ a carico del paziente.

La nuova normativa non agevola sicuramente Il medico, che perde parte del controllo che ha sulle terapie consigliate ai pazienti. Il farmaco, infatti, non e’ solo il principio attivo contenuto, ma anche il nome commerciale con cui il paziente famigliarizza, il colore della scatola e, soprattutto per l’età pediatrica, il “gusto” e il tipo di misurino contenuto nella confezione. Tutti elementi di identificazione che permettevano al medico e al paziente di intendersi e di comunicare, facilitando non poco il lavoro quotidiano. Un esempio per tutti: nel caso delle sospensioni antibiotiche pediatriche chi spiegherà ai genitori come somministrare il farmaco potendo avere ognuna misurini tarati in modo diverso (milligrammi di sostanza attiva, millilitri, dose in base al peso corporeo, cucchiaino tarato, siringa millimetrata etc.)? Il medico, che non può sapere quale farmaco verra’ consegnato, o il farmacista? E nel caso vi sia una somministrazione errata di chi e’ la responsabilità? Come si può vedere domande di non poco conto, che hanno indotto le organizzazioni sindacali dei medici a protestare vivamente ( La guerra dei generici. Fimmg: “Emendamento per favorire farmacisti?”. Fofi: “Polemica pretestuosa” ).

Per quanto riguarda le società famaceutiche, e’ evidente che a pagare il prezzo maggiore sono proprio loro. Per rimanere sul mercato dopo la scadenza del brevetto dovranno non solo abassare il prezzo al pubblico, allineandosi a quello di riferimento, ma dovranno anche abassare il prezzo di vendita al farmacista, dovendo competere con i produttori di farmaci generici che praticano sconti molti forti a quest’ultimi perché commercializzino il loro prodotto.

Da quanto detto e’ facile intuire chi e’ il vero beneficiario della normativa. Sicuramente il farmacista, diventando l’unico autorizzato ad erogare una “marca” di farmaco rispetto ad un altra (l’importante che il prezzo di vendita sia allineato a quello di riferimento), assume un ruolo dominante nei confronti delle ditte farmaceutiche, le quali potranno farsi concorrenza solo sul prezzo di vendita riservato a quest’ultimo.

Ma a fronte di tutto cio’ e’ importante chiedersi se ai malati presenti e, soprattutto, futuri (quindi potenzialmente a tutti noi) conviene veramente questa politica di penalizzazione nei confronti di aziende che investono milioni di euro per creare nuovi farmaci e porle sullo stesso piano di chi le molecole semplicemente le “copia”.

Si tenga conto che dalla scoperta all’entrata in commercio di un nuovo farmaco ci vogliono 12-15 anni. Per giungere alla produzione di un medicinale si parte da centinaia o migliaia di molecole che vengono inesorabilmente decimate dai test preliminari di laboratorio. Le poche che superano gli esami affrontano le prove successive, alla fine delle quali solo 1 molecola su 40000 diventerà effettivamente un farmaco. Se si considera che il brevetto per i farmaci scade dopo 8-10 anni, i tempi per rientrare dell’investimento effettuato sono molto stretti e, di conseguenza, le aziende limitano gli investimenti o aumentano il prezzo dei farmaci innovativi, con aggravio dei costi del Sistema Sanitario Nazionale o del singolo paziente (per saperne di più: Allungare il brevetto ai farmaci, una alternativa ai generici ). Queste decisioni di tipo prettamente “politico”, più che di carattere finanziario, hanno portato ad una riduzione delle quote di mercato delle società farmaceutiche europee a favore di quelle statunitensi e dei mercati emergenti (Europa Cenerentola in ricerca farmaceutica), mentre la situazione italiana e’, a dir poco, drammatica e il settore ha  perso 10 mila dipendenti in 5 anni (Spending review. Scaccabarozzi (Farmindustria): “Chiediamo solo di sopravvivere”).

Ancora una volta si e’ agito superficialmente, perdendo l’ennesima occasione di ripensare “la politica del farmaco” (uno dei punti nevralgici di una nuova “politica per la Salute”) nel nostro Paese senza cedere a pregiudizi ideologici e a pressioni lobbistiche.