Pediculosi. Ancora tanti i pregiudizi e le false credenze

In Primo Piano, Pediatria di Libera Scelta

La pediculosi è una parassitosi molto comune provocata dai pidocchi, piccoli parassiti di colore bianco-grigiastro che colpiscono principalmente i bambini in età scolare, soprattutto nella fascia di età che va dai 3 agli 11 anni e di conseguenza anche le loro famiglie. La presenza di pidocchi è accompagnata da arrossamento cutaneo, soprattutto in prossimità delle orecchie e sulla nuca, e da prurito al cuoio capelluto, specialmente di notte.

 Al primo dubbio, è importante ispezionare accuratamente il cuoio capelluto grazie ad una buona illuminazione e con l’aiuto di un pettine a denti fitti e anche di una lente d’ingrandimento.

In caso di epidemie scolastiche o i comunità, i bambini vanno controllati almeno due volte alla settimana. Nonostante la presenza dei pidocchi sia molto diffusa soprattutto fra i bambini che frequentano la scuola, vi sono alcuni pregiudizi che ancora accompagnano l’insorgere della pediculosi:

1) Chi prende i pidocchi è “brutto, sporco e cattivo”. E’ proprio il contrario: vengono attaccati più facilmente i capelli lavati eccessivamente, soprattutto se sottili e chiari.

2) Il pidocchio “salta” da una testa all’altra. Non è vero, perché il pidocchio non può

sposarsi autonomamente e sono quindi necessari contatti diretti, o uso comune di

oggetti infestati.

3) Sono utili le disinfestazioni ambientali di aule, palestre, ecc. Non è vero poiché sugli

oggetti questi parassiti non sopravvivono oltre le 24 ore, poiché si nutrono esclusivamente di sangue umano.

 

Come prevenire:

1) Bisogna insegnare ai bambini a non scambiarsi indumenti, specie copricapo, sciarpe e maglioni.

2) Lavare regolarmente i capelli (non più di 2 volte alla settimana)

3) Pettinare e spazzolare i capelli tutti i giorni (i traumi fanno morire i pidocchi), ricordandosi di pulire spesso le spazzole e i pettini in acqua calda.

4) Tenere i capelli lunghi raccolti.

5) Verificare quotidianamente l’assenza di pidocchi o lendini dalla testa del bambino e nel semplice sospetto, bisogna subito applicare un prodotto specifico, per il tempo necessario e scegliendo le formulazioni adatte.

 

Cosa fare dopo aver accertato l’infezione:

1) Il trattamento deve essere effettuato non appena ci si accorge della presenza del pidocchio (o delle uova) utilizzando prodotti antiparassitari specifici.

E’ bene tuttavia sapere che non esiste un prodotto efficace al 100% sulle uova: dopo il trattamento, perciò, è opportuno staccare manualmente le lendini eventualmente rimaste. Per facilitare questo compito può essere utile bagnare i capelli con acqua e aceto e aiutarsi con la pettinina (passandola nei capelli per almeno 30 minuti). I prodotti per il trattamento della pediculosi presenti in commercio contengono uno o più antiparassitari e sono disponibili in diverse formulazioni (shampoo, lozioni, polveri, creme). Si può affermare che nessun principio attivo presenta una maggiore efficacia rispetto all’altro, anche se quelli meglio documentati e più utilizzati risultano essere il malathion (es. Aftir gel), gli estratti di piretro (es. Mylice schiuma) e le piretrine sintetiche (es. Mediker AP, Mom gel, shampoo e polvere). In generale, le lozioni, le creme e i gel, che rimangono più a lungo a contatto con i capelli e con le uova, riescono ad esplicare meglio la propria azione e sono preferibili agli shampoo e alle polveri, che penetrano scarsamente nelle uova.

Un’alternativa è rappresentata da lozioni a base di complessi oleosi siliconati (es. Liceko) che applicati sul cuoio capelluto ricoprono i parassiti formando un film occlusivo che ostruisce le vie respiratorie del pidocchio che, insieme alle lendini, muore per asfissia. Trattandosi di un meccanismo fisico non sono documentate resistenze ed ha il vantaggio di non essere per nulla tossico, e quindi il prodotto può essere impiegato tranquillamente anche in caso di re-infezione.

Tutti i prodotti antiparassitari devono inoltre essere applicati in quantità opportuna, cospargendo l’intera capigliatura e aiutandosi con un pettine per uniformare il prodotto. E’ bene insistere in modo particolare sulle zone adiacenti la nuca e dietro le orecchie. I tempi di applicazione previsti devono essere rispettati: creme, gel e lozioni prevedono 10 minuti di posa, mentre per le polveri sono necessarie dalle 3 alle 6 ore. Per gli shampoo, infine, vengono generalmente indicati da 3 a 5 minuti di posa. In ogni caso, è consigliabile effettuare un secondo trattamento dopo 8-10 giorni, per eliminare eventuali insetti nati nel frattempo da lendini rimaste vitali dopo il primo trattamento e sfuggite alla rimozione manuale.

Nel caso di infestazione delle ciglia, è invece necessario ricorrere alla rimozione meccanica dei parassiti e delle lendini, applicando una pomata oftalmica a base di vaselina (es. Duratirs), che facilita l’operazione di distacco.

E’ possibile eseguire una terapia per os e i farmaci a cui si fa riferimento sono l’associazione trimetroprin-sulfametossazolo e l’ivermectina. Il primo, al dosaggio di 10mg/kg/die in due dosi per 10 giorni, era molto utilizzato in passato in associazione alla permetrina. Rimangono comunque dei dubbi sull’utilità di far uso di un sulfamidico per via sistemica per la cura di una patologia che risponde a diversi farmaci topici. L’ivermectina non è attualmente disponibile in Italia e finora non sono disponibili studi controllati sulla sua efficacia.

2) Lavare ad una temperatura superiore a 60 C° indumenti, lenzuola, cuscini. Pettini,

spazzole e fermagli debbono restare immersi per 1 ora in acqua molto calda e detersivo. 3) Conservare per 2 settimane in sacchetti di plastica gli oggetti che non possono essere

lavati in acqua o a secco, ad esempio giocattoli e peluche.

4) Al trattamento bisogna far seguire l’uso frequente di un pettine a denti fitti, soprattutto

al fine di rimuovere le lendini. Anche se e’ importante sapere che la maggior parte dei pettinini bloccano i pidocchi adulti (che vengono portati via) ma non gli animali appena nati (le ninfe) che riescono quindi a sfuggire al rastrellamento effettuato dal pettine.

 

Cosa non fare:

1) Non usare a scopo preventivo prodotti pubblicizzati come tali, né tanto meno quelli per il trattamento. L’uso sfrenato e indiscriminato di questi prodotti aumenta il rischio di sviluppo di resistenza, oltre ad avere un effetto irritante sul cuoio capelluto.

2) Non tagliare i capelli, in quanto non comporta alcun vantaggio.

3) E’ sconsigliato l’utilizzo di trattamenti a base di erbe, olii naturali oppure rimedi casalinghi (maionese, kerosene ecc.) in quanto in letteratura scientifica non sono disponibili studi clinici che abbiano valutato la loro sicurezza ed efficacia.

 

I prodotti per curare la pediculosi sono sicuri?

I prodotti contro i pidocchi, quando utilizzati in modo appropriato, nel rispetto dei tempi di posa e nella quantità indicata, sono in genere sicuri, ben tollerati e presentano uno scarso assorbimento attraverso la cute integra.

Le lozioni, a causa della presenza di alcol, possono provocare broncospasmo in persone predisposte (es. asmatici); in questi soggetti è dunque da preferirsi un preparato in gel, crema o polvere. Nei neonati non vanno utilizzati prodotti chimici: l’alternativa è sfilare manualmente pidocchi e uova, ripetendo l’operazione ogni 3-4 giorni per almeno 2 settimane.

Durante la gravidanza, qualora sia stata accertata l’infestazione, i prodotti a base di permetrina risultano, in base alle conoscenze disponibili al momento, i più sicuri. Questa sostanza, infatti, viene scarsamente assorbita e non ha dimostrato attività teratogena. Studi effettuati negli animali, indicano che la permetrina passa scarsamente nel latte materno il che potrebbe far supporre un possibile impiego anche durante l’allattamento. Tuttavia, vista la limitatezza dei dati nell’uomo, la rimozione manuale dei pidocchi e delle lendini rimane l’alternativa più sicura, in alternativa possono essere usati i prodotti a base di complessi oleosi siliconati (es. Liceko spray).

 Per saperne di più: LINEE GUIDA PER LA DIAGNOSI E IL TRATTAMENTO DELLA PEDICULOSI DEL CAPO