Controllo dell’ipertensione arteriosa, attualità e obiettivi futuri.

In Primo Piano, Medicina Generale

A fronte di un’ampia disponibilità di trattamenti antipertensivi, la vasta maggioranza dei pazienti italiani ipertesi non raggiunge i target di controllo pressorio (≤140/90 mmHg e ≤130/80 mmHg in soggetti con diabete di tipo 2).

Una delle cause alla base del mancato raggiungimento degli obiettivi pressori è stata identificata nella bassa compliance terapeutica (aderenza alla terapia prescritta), individuando alcune criticità della non aderenza stessa: complessità del regime terapeutico (relazione fra complessità del dosaggio e numero dei farmaci da assumere), frequenza del regime terapeutico giornaliero, effetti collaterali, scarsa consapevolezza dei pazienti. In questa prospettiva, gli studi indicano come l’utilizzo di combinazioni fisse sia in grado di produrre un miglioramento dell’aderenza fino al 19% dei pazienti rispetto alla somministrazione con l’associazione estemporanea (Am J Cardiovasc Drugs 2008; 8: 45-50) e le indicazioni delle più importanti società scientifiche raccomandano l’uso di associazioni fisse di due o più farmaci per semplificare il trattamento e favorire la compliance. La recente disponibilità in Italia dell’associazione pre-costituita di due dei più diffusi antipertensivi – sartano/ACE inibitore e calcioantagonista – si inserisce in questo contesto e permette ai medici un’ulteriore efficace opzione terapeutica. Il farmaco è indicato in quei pazienti la cui pressione arteriosa non sia adeguatamente controllata dal farmaco in monoterapia o in quei pazienti che già assumono i due farmaci separatamente. Inoltre è disponibile in differenti dosaggi che aiutano i medici a proporre un trattamento “sartoriale” per ogni singolo paziente per il raggiungimento del target pressorio. I vantaggi dell’associazione fissa sono oramai ben evidenti: sulla base delle evidenze scientifiche le associazioni fisse di due o tre farmaci possono ridurre in maniera significativa il numero di compresse che il paziente deve assumere quotidianamente. In una recente metanalisi su pazienti sottoposti a terapie antipertensive è stata dimostrata una maggiore compliance al trattamento da parte dei soggetti a cui erano state prescritte associazioni fisse rispetto al trattamento con gli stessi farmaci assunti in associazioni estemporanee. Inoltre viene evidenziata una chiara tendenza verso un migliore controllo pressorio nei pazienti a cui viene prescritta una associazione fissa rispetto ad associazioni estemporanee (Hypertension 2010; 55; 399-407). Nel futuro, secondo il Prof. Massimo Volpe, presidente della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, “la combinazione fissa di due antipertensivi ha dimostrato di poter migliorare la compliance, perché semplifica il regime terapeutico, riducendo il numero di compresse da assumere, che attualmente nei pazienti medio-gravi e gravi possono raggiungere anche le tre o quattro al giorno. In questa prospettiva una più stretta collaborazione fra specialisti e medici di medicina generale è fondamentale per portare nel medio periodo al 70% la quota di pazienti ipertesi con un controllo pressorio ottimale: un obiettivo ambizioso, ma necessario”. Il solo abbassamento di 2 mmHg di pressione sistolica in pazienti di 40-69 anni può ridurre del 7% il rischio di mortalità dovuta a cardiopatia ischemica e ad altri eventi cardiovascolari e del 10% per decade il rischio di mortalità da ictus. In questo contesto il medico di medicina generale può e deve operare in modo significativo, riuscendo ad ampliare (attraverso la medicina pro-attiva) la schiera di pazienti a target per i valori pressori, riducendo le complicanze che potrebbero derivare da un non ottimo controllo dei valori pressori nelle 24 ore. Questo è nel futuro un obiettivo possibile.