A volte, è colpa della tiroide se l’organismo rallenta.

Medicina Generale

L’ipotiroidismo si associa in modo caratteristico ad un rallentamento generalizzato delle
funzioni corporee. Si osserva un rallentamento dell’attività fisica e di quella mentale, della
funzione cardiovascolare, di quella gastrointestinale e di quella neuromuscolare.
I sintomi tendono ad apparire gradualmente, nell’arco di un lungo periodo di tempo.
Il rallentamento del metabolismo negli anziani viene considerato un cambiamento naturale
dovuto all’età; pertanto, una condizione di ipotiroidismo senile risulta spesso
misconosciuta.
I sintomi tipici dell’ipotiroidismo sono numerosi e comprendono: sensazione di freddo,
depressione, rallentamento del ritmo cardiaco, sonnolenza diurna, stanchezza e
affaticamento, difficoltà di concentrazione, aumento di peso, alterazioni del ciclo
mestruale, ritenzione idrica, stipsi, cute secca e ruvida, caduta dei capelli, perdita di
memoria (nelle persone anziane può rappresentare l’unico segno di ipotiroidismo) e ritardo
nella crescita e nello sviluppo quando la patologia si manifesta nell’infanzia.
Questi sintomi possono peggiorare nel tempo man mano che la funzione della tiroide si va
deteriorando, sino a giungere, negli stadi più avanzati di malattia, al coma (difficilmente al
giorno d’oggi per la precocità di diagnosi). A peggiorare il quadro clinico c’è un possibile
atteggiamento del malato ad “adattarsi” e ad accettare una “vita al rallentatore”.
Le cause principali di ipotiroidismo sono rappresentate dalle malattie autoimmuni (la
tiroidite di Hashimoto e la tiroidite atrofica), dall’ablazione tiroidea secondaria a noduli; da
radiazioni impiegate per la cura del gozzo nodulare o del cancro alla tiroide,
dall’ipotiroidismo congenito, tiroidite (infiammazione della ghiandola tiroidea dovuta a
malattie virali), farmaci (amiodarone, litio, interferone-alfa, l’interleukina-2) che possono
impedire alla ghiandola tiroidea di produrre ormoni normalmente. Altre cause sono
rappresentate dall’assunzione di iodio (in eccesso o in difetto), dai danni all’ipofisi, dalla
deposizione nella tiroide di sostanze anomale (esempio le proteine amiloidi nell’amiloidosi,
ferro nell’emocromatosi). La diagnosi è fatta valutando i sintomi, l’anamnesi medica e di
famiglia, il controllo della tiroide (visita e a volte l’ecorafia), la valutazione dei sintomi
oggettivi presenti e il controllo dei parametri ematici (TSH, FT4, FT3); in caso di diagnosi
positiva è importante avvertire i membri della propria famiglia poiché le malattie della
tiroide possono essere ereditarie. Il trattamento prevede la somministrazione, a titolo
integrativo, di ormoni tiroidei iniziando con piccole dosi e progressivi incrementi fino a
stabilire la posologia appropriata, grazie anche al controllo ematico dei parametri tiroidei
(TSH, FT4) prescritto dal proprio medico curante.